Selezione di critica sull’artista
Mario Cossali, Un territorio silenzioso e trasparente, Galleria Craffonara, Riva del Garda, 2000
La pittura di Amina Pedrinolla si caratterizza per un tratto meditativo profondo. Ci offre allo sguardo alcune “nature morte” che sembrano sospese in uno spazio indefinito noi possiamo definirle, senza alcuna retorica, metafisiche, perché pur essendo figure di cose oltrepassano lo spessore e la natura delle cose stesse e ci introducono in un territorio silenzioso e trasparente nel quale il pensiero abita sovrano incontrastato. Amina Pedrinolla usa l’olio o la tempera assieme al pastello di cera, ora su tenero legno di balsa, ora su leggero cartone e distende spesso sulle sue composizioni un’esile pellicola di vernice, che le trascina ulteriormente al di fuori di un recinto realistico.
Sono “nature morte” con le quali si può instaurare un intimo colloquio; potremmo assomigliarle a dei palpiti che ci avvertono della vita segreta dentro e fuori di noi, che ci mettono in comunicazione con tutto ciò che pulsa nel mondo.
C’è la gentilezza, la lievità di un certo De Pisis dentro le atmosfere di Amina Pedrinolla, ma c’è anche una particolare, personale cifra linguistica che sa penetrare negli strati estatici della realtà e ce li consegna come preziose occasioni dello sguardo.
Giovanna Nicoletti, Premio Volano, Edizione 2002;
Amina Pedrinolla sembra ricercare l’ispirazione del proprio sguardo in un intenso paesaggio dove le forme del desiderio si ricompongono. Affiorano sulle sue superfici materiche le forme di vele in movimento, le conchiglie galleggianti su strati sabbiosi, i segni di presenze umane del tutto assenti.
Sono immagini decorative che cercano una loro definizione rivolgendosi verso un percorso che tende verso la semplificazione. Gli elementi si collocano ordinatamente nella rigida struttura di cornici che sono parte della stessa pittura. Amina Pedrinolla espone dal 2000, inseguendo una formazione artistica che la spinge a laurearsi in architettura. È così che il gusto del dipingere diventa un esercizio silenzioso per scavare nel profondo, per scendere dentro quei confini segreti del proprio essere. Sensazioni e speranze prendono forma, come se fosse possibile realizzare dei piccoli sogni strutturati in inquadrature fisse. Il percorso … di Amina Pedrinolla è segnato da un comporre originale fatto di una successione di prove, dove il pennello ritorna per alcune volte sul tratto originario, procedendo per tentativi, sovrapposizioni, sensibili percezioni e risultati ripetuti.
A volte, il segno divenuto sicuro ama indugiare sullo stesso particolare, sul tocco di colore, sulla speciale inquadratura, che davanti ai nostri occhi si svela nel gioco del colore per continuare a posarsi su superfici sempre differenti, catturando gli sguardi attraverso la freschezza delle intenzioni.
Maria Luisa Crosina, Forme e segni di lago, Galleria Il transito, Arco, 2019
Memoria ritrovata attraverso brandelli di tessuto, pezzi di carta, fili, disegni infantili: questi gli elementi presenti nelle opere di Amina Pedrinolla. Oggetti che, visti da altri, possono sembrare banali, ma che, per chi li ha conservati, sono tasselli importanti della propria vita, rammentando un’emozione, un momento felice o triste, un luogo, un paesaggio.
Ricordi, ricordi, ricordi che si sovrappongono, che si stratificano, che a volte sembrano celarsi gli uni sotto gli altri, ma basta un profumo, un alito di vento, una voce, a far riemergere. “Ho sempre amato raccogliere cose, serbare e poi nascondere anche per anni, piccoli pezzi di carta, biglietti del cinema, fili e brandelli di tessuto nelle tasche, nelle scatole, nei cassetti i più nascosti per poi – nuovamente – provare sorpresa e gioia nel ritrovarli, sgualciti dal tempo, stropicciati ma arricchiti di nuovi odori, di lievi sfumature, di pieghe impreviste.”
Sì, perché vi sono pieghe impreviste…non sempre nel momento in cui si vive un attimo si comprende quanto esso sarà importante per la nostra vita, come un evento in sé anche banale, potrà modificarla.
Ogni oggetto conservato può riportare alla memoria momenti attraverso i quali “ricercare incessantemente il filo di un discorso che”- come dice Amina – “non ha più inizio e fine logici, ma una trama di tanti nodi quante sono le possibili e meravigliose verità.”
Nelle sue opere, tangibile è il ritorno all’infanzia, con un percorso effettuato assieme e grazie alla sua bambina.
Un percorso che giunge alla conclusione che i disegni dei bambini “sono i più belli di tutti e i più sinceri.” Proprio attraverso di essi la definitiva scoperta e la scelta che ne deriva, di essere “più sincera di una volta”, andando all’essenza delle cose, senza la preoccupazione del “bello”; scelta che porta Amina sia alla libertà di espressione figurativa, sia a quella di prediligere i grandi formati, simboleggianti la libertà conquistata.
Roberta Bonazza, Origini, segni, percorsi, Forte Superiore di Nago, Nago, 2021
Quattro stanze.
Quattro stanze, quattro linguaggi, quattro artisti nello spazio austero del Forte Superiore di Nago. Un luogo razionale, un’architettura severa che accoglie i segni dell’immaginario dei loro diversi percorsi espressivi. Le origini di ciò che li ha portati a esprimersi attraverso l’arte sono visibili nelle opere, esito del personale cammino creativo. La mostra è un viaggio di conoscenza, da una stanza all’altra. Un avanzamento curioso tra le forme generate dall’argilla di Maria Grazia Staffieri e Maurizio Lutterotti, alle figurazioni pittoriche di Amina Pedrinolla, fino alle sculture in legno di Nicola Manfrini. Per ognuno di loro si apre un racconto, una relazione intima con il fare artistico, che incontra sulla soglia di ogni passaggio attraverso le mura larghe del Forte, la storia espressiva dell’altro. Il dialogo tra le individuali istanze si traduce nel valore collettivo di questa mostra, per la possibilità di sperimentare diversi mondi e diversi linguaggi, nella direzione comune di aprire varchi nuovi, di pensiero e di riflessione. Un mondo per smuovere altre immaginazioni. Come accade guardando fuori dalle fessure delle finestre in pietra del Forte di Nago che aprono alla luce e agli orizzonti increspati sullo sfondo del lago, insieme alle profondità dei fondali che l’occhio non vede.
Roberta Bonazza, Amina Pedrinolla. La forma del desiderio, all’interno di Arte Trentina n. 17 – Ottobre 2023
La rivista e l’articolo sono disponibili accedendo a questo link
“Leggerezza” Testo critico a corredo della mostra a cura di Roberta Bonazza.
Testo completo disponibile a questo link
“Estate d’Arte in Capanna Hofer”, Monte Spinale, Madonna di Campiglio. Testo Critico a corredo della mostra personale a cura di Alessandro Togni.
Testo completo disponibile a questo link.
“Scripta. Segni a memoria”, Nogardo (TN). Testo Critico a corredo della mostra personale a cura di Alessandro Togni.
Testo completo disponibile a questo link.
“Una collezione” della Cassa Rurale Vallagarina che valorizza la produzione artistica del territorio di Eleonora Dusatti, all’interno di Arte Trentina n. 22 – Gennaio 2025
La rivista e l’articolo sono disponibili accedendo a questo link
Le spose cangianti di Amina Pedrinolla.
“Spose, ninfe. Veli, venti nel simbolico femminile” presso Casa degli Artisti, Canale di Tenno (TN). Testo critico a presentazione del catalogo della mostra, a cura di Roberta Bonazza, ottobre 2025.
Prima di arrivare al giorno delle nozze quali sono stati i pensieri della sposa? Quali i sentimenti, i sogni, i timori, le contraddizioni che hanno abitato il suo animo?
Questo è il viaggio, tutto interiore, che Amina Pedrinolla fa compiere alle sue spose, portando a forma compiuta il loro sentire nella rappresentazione pittorica, con libertà e forza espressiva. Figure immaginate nella loro vita quotidiana, in bilico tra sogno e realtà.
Da anni l’artista indaga il femminile attraverso una ricerca introspettiva che ne traccia le trasformazioni e gli avanzamenti, a partire dal tema delle “bambine”, spesso rappresentate nella fissità di alcuni modelli limitanti la loro libertà di movimento, alla genesi di figure femminili germoglianti da fondali vegetali, fino alle spose dagli umori cangianti, ognuna dentro una propria fisionomia e una propria storia.
Una fantasticazione interiore che non risparmia i desideri e le paure delle donne, in un dialogo con tutto ciò che comporta un possibile matrimonio. Nel gioco dei diversi stati d’animo le spose diventano gruppo, quasi a prendersi per mano in un gesto di sorellanza gioiosa e pensosa dove ognuna esprime il proprio vissuto.
Sono lavori realizzati per lo più su carta unendo l’uso del colore acrilico al segno grafico, l’evaporazione cromatica alla densità fluorescente di certi paesaggi.
L’immaginario poetico di Amina Pedrinolla si realizza con lievità ed espansione di campo: le sue spose sono in cammino, i veli sono mossi da venti interiori e le vesti sembrano ricamate con le essenze di un prato. L’ordine della tradizione ottocentesca dell’abito bianco è sovvertito, i colori accesi aprono lo scenario a tempi ben più lontani, dall’epoca romana a tutto il Medioevo, quando le spose delle famiglie nobili indossavano abiti sontuosi dai colori vivaci come il rosso, il blu, il verde.
Sono spose viandanti che attraversano in solitudine le strade del paese e della città, che contemplano il mare, che dormono in un paesaggio giallo di botton d’oro, che abitano una casa, che fuggono da una comunità conformista, che desiderano la vita e che cambiano idea. Una scelta di libertà espressiva, quella di Amina Pedrinolla, aderente al proprio sentire e capace di sperimentare nuove tonalità di pittura.
Un’evoluzione costante del suo lavoro d’artista che rende evidente il desiderio di stare in ascolto del proprio momento interiore e di evolvere verso sfere esplorative dell’essere.
Le opere di grande formato propongono, rispetto alle altre, una composizione matura degli elementi narrativi, una convivenza di rimembranze giovanili come le lunghe calze a pois, insieme a linee sinuose di corpi abitanti lo spazio di un giardino rigoglioso. Un eden personale, domestico, all’interno del quale natura e umano si compenetrano, felicemente.
Le opere delle spose di Amina Pedrinolla, fotografate nelle ampie stanze di Palazzo Malfatti-Scherer ad Ala, abitano il tempo del quotidiano: un giroscale fa eco alle loro parole pronunciate sottovoce; uno stanzone vuoto ne accoglie il canto; un divano di velluto, il pianto; una vasca da bagno, i corpi.
Un prefigurato destino che le opere fanno proprio e che Amina Pedrinolla ha voluto memorizzare con la serie “I quaderni delle spose”, dodici libri cuciti a mano – uno per ogni mese dell’anno – dove riporre pensieri, fogli di appunti, disegni, ritagli di stoffe, carte veline e bigliettini. Il tema della memoria appartiene profondamente alla sua ricerca d’artista in un desiderato portarsi appresso la materia reale di un passato che setaccia piccole cose, riferite in particolare al maternage e all’intimità.
Amina Pedrinolla ha cura della vita che scorre, la raccoglie nelle proprie mani come per abbeverarsi a un torrente, consapevole di un inevitabile divenire, di un “panta rei” che l’arte intreccia e sublima. La tonalità cromatica di fondo è sempre più ariosa, più decisa, più personale. Le figure cercano e trovano più equilibrio nella loro fragile scomposizione della postura, elemento chiave di tutta la poetica pittorica di Amina Pedrinolla in relazione al femminile. Figure che spesso si celano abbassando lo sguardo, girandosi di fianco, mostrando la schiena, cercando una loro direzione.
Ogni progetto espositivo è un capitolo di una narrazione visiva che avanza cercando e sperimentando. C’è attesa del prossimo passo.
L’antologia critica completa può essere scaricata a questo link.